Enzo Fiore: tra fascino e repulsione

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Nascere in una metropoli trafficata e caotica come Milano forse ha spinto Enzo Fiore a voler ricercare un antico legame con la natura attraverso una personale tecnica artistica che implica un contatto viscerale con la terra.

Osservando le sue tele da lontano si colgono tratti corposi, spessi e materici, che da vicino si svelano per quello che sono: un miscuglio denso e fuso di radici, terriccio, muschio, pietre, foglie ed insetti, legati insieme grazie a resina o cemento.

L’Artista Milanese ha lavorato ad una serie di ritratti di illustri personaggi: Picasso, Dalì, Basquiat, Warhol, immortalati in espressioni solenni e severe.

Il risultato è fortemente organico, le superfici sembrano ancora vibrare di vita, si è spinti ad andare oltre allo sguardo delle celebrità per cercare di intravedere se è rimasto ancora un fremito, un batter d’ali, un movimento di una zampetta, in quel brulichio di insetti che giacciono stranamente silenziosi.

L’indagine di Fiore prosegue anche nel campo della scultura, dove da scheletriche strutture in metallo si delineano forme umane ed animali, plasmate con l’ausilio di uno scuro impasto primordiale composto a sua volta di frammenti naturali, che rimanda sia all’origine che alla fine della vita.

Non sono altro che un memento mori interpretato in chiave moderna, un rigurgito di natura in cui viene spontaneo interrogarsi sul proprio futuro.

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