Street Art.21 – Episodio 2: “Guerra alla guerra”

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“La guerra è il primo passo verso la pace” diceva Libero Bovio, poeta e giornalista italiano… Non la pensano così i più famosi writers di tutto il mondo.
Dopo avervi raccontato nella prima puntata come molti writers si sono schierati in difesa dell’ambiente, oggi vi mostriamo come gli “imbrattatori” hanno affrontato negli anni il tema della guerra. “Guerra” intesa in senso lato, sia contro gli stati esteri, si all’interno della propria nazione. Sulle più diverse tematiche ognuno ha preso la propria posizione, spesso in contrasto tra loro, ma su questa sembra che il “coro” abbia un’unica voce.

L’artista di cui vogliamo parlare, orgoglio italiano nel mondo in questo campo, è Blu, attivo dal 2009 con le su prime opere a Bologna, per poi espandere la sua “arte” con murales dipinti in tutto il mondo.
E’ merito del periodico britannico “The Observer” se è stato incoronato come uno dei migliori 10 street artist del mondo nel 2011.
Si è distinto, infatti, non solo per l’originalità delle sue opere, ma anche per le loro dimensione, estese a volte ad interi palazzi.
Nella prima opera, un murales realizzato a Campobasso nell’area del terminal bus con la tecnica dello slow motion, si può vedere come Blu abbia reinterpretato il reclutamento dei soldati. Nel secondo murales, comparso nelle strade di Bogotà (Colombia), colpisce la profonda critica all’uso della forza messo in atto dal governo colombiano, a discapito dei propri cittadini, mascherato al grido di “Libertà e ordine”. Il terzo graffito, commissionato dal MOCA di Los Angeles e dipinto davanti ad un luogo dedicato ai caduti americani della seconda guerra mondiale, ha una storia davvero curiosa. Oggi non esiste più, poichè è stato fatto rimuovere da Jeffrey Deitch, direttore del MOCA, lo stesso che lo aveva commissionato, perchè ritenuto lesivo della memoria dei veterani di guerra. Al posto delle classiche bandiere, Blu, aveva posizionato sui feretri le banconote da un dollaro.

Un altro writer celebre, di cui abbiamo parlato già nel primo episodio, è Banksy, principale esponente della street art. Banksy negli anni ha affrontato numerose volte la tematica della guerra, facendoci sorridere con il suo solito e inconfondibile stile. Ecco alcune delle sue opere più famose al riguardo.

Non possiamo, poi, non citare un altro artista, secondo per fama solo a Banksy, artista poliedrico, famoso per la campagna di guerrilla marketing/ stickers “OBEY” (oggi anche celebre marchio di abbigliamento). Stiamo parlando di Shepard Fairey, noto anche per aver realizzato il “leggendario” manifesto per l’ascesa politica di Obama sul quale campeggiava lo slogan “HOPE”. Considerato dall’Istituto di Arte Contemporanea di Boston uno degli artisti di strada più influenti al mondo, Shepard Fairey, partecipò alla realizzazione di una serie di poster contro la guerra dal nome “Be the Revolution”. L’opera che vi proponiamo è comparsa nel quartiere di Nørrebro a Copenhagen sulle mura di Ungdomshuset, ex centro sociale smantellato dal governo nel 2007.

Infine vi presentiamo un progetto davvero curioso dal nome “Art from the boneyard: return trip”, nel quale gli aerei dismessi della seconda guerra mondiale sono stati resi dei veri e propri capolavori di arte contemporanea ed esposti nel museo PIMA Air & Space Museum in Arizona. Un modo originale per fare “la guerra alla guerra”.

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