Giulio Turcato: tra punti, galassie e bagliori di realtà

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“Il punto geometrico è il più alto e assolutamente unico legame tra silenzio e parola” scriveva Wassily Kandinsky. “È il simbolo dell’interruzione, del non essere. […] Il suono del silenzio, che viene abitualmente associato con il punto, è così forte da coprire completamente altre proprietà.” Il punto, un segno apparentemente così semplice sulla tela, fermo, immutabile, si carica di un significato altro, ci parla. E se Kandinsky con il suo testo “Punto linea superficie” contribuisce a stimolare la riflessione artistica degli anni Cinquanta, non si può non pensare anche alle sue parole quando si osserva da vicino una delle opere di Giulio Turcato. Dove quelle che all’apparenza sembrano essere tre semplici macchie bianche di colore, tre punti, sono invece diventate con ingegno, audacia e, perché no, strizzando un occhio alla realtà, tre pastiglie di tranquillanti. Perché è il dettaglio che rende ancora più incredibile l’opera di questo grande pittore, uno dei maggiori esponenti dell’astrattismo e dell’informale italiano, in mostra fino a gennaio alla Galleria Milano.

 

tranquillanti-1961-olio-e-t-m-su-tela-62x70-cm

 

All’interno dei suggestivi spazi della storica galleria milanese ci si imbatte in un’alternanza di lavori dell’artista nato a Mantova e vissuto tra Venezia, Milano, Roma. La sequenza espositiva ci immerge in un’atmosfera evocativa, che parla di pianeti e galassie lontane, dove dominano monocromie che alternano blu, azzurro, marrone, amaranto. Quando nella galleria entra un raggio di luce ogni colore regala riflessi nuovi e inaspettati, proprio come se si stesse fluttuando nell’immensità dell’universo. Senza perdere mai di vista la realtà.

La realtà è protagonista discreta all’interno dell’opera di Turcato esposta. La si scorge nel ciclo dei Tranquillanti (1961-1968), dove il collage di medicinali evoca un gruppo di stelle lucenti, un universo di sogno che con delicata brutalità ci riporta alla concretezza del reale con l’inserimento di un oggetto d’uso quotidiano. Appare nuovamente in mostra dall’osservazione delle Superfici lunari (1964-1970): anche qui, la realtà fa capolino di soppiatto dalle suggestioni rocciose e scabre, attraverso la scelta di superfici di gommapiuma sulle quali il pittore stende pittura ad olio e tecnica mista.

 

superficie-lunare-1966-olio-su-gommapiuma-160x120-cm1

 

Il percorso espositivo continua con gli Itinerari che Turcato realizza nei primi anni Settanta: torna la gommapiuma, sulla quale il colore cade disegnando un percorso che scorre ed esplora la superficie pittorica con un vigore che ricorda Jackson Pollock, ma che si caratterizza di una vitalità composta, quasi sussurrata.

Come se fosse un’ulteriore, nuova espressione del suono del silenzio di cui parlava Kandinsky. Il bisbiglio di un’immensità fatta di luce, colore, superficie, materiali. Di un insieme di opere da contemplare come si osserva un cielo stellato: immersi nella sua maestosità, avvolti da una serena sensazione di pace. Ma con l’occhio sempre pronto a scorgere un bagliore lontano, il riflesso di una stella cadente.

 

itinerari-1970-olio-e-tm-su-gommapiuma-70x100-cm

 

Giulio Turcato

Galleria Milano, via Manin 13, via Turati, 14 – Milano

ottobre 2016 – gennaio 2017

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