Il quartetto di Manchester arriva al debutto con It Goes On, undici canzoni in cui chitarre nervose, armonie collettive e fragilità analogiche diventano una dichiarazione d’identità.

Westside Cowboy, il quartetto di Manchester che ha trasformato la Britainicana in una delle storie indie dell’anno. Foto di Clementine Schneidermann.
I Westside Cowboy non sembrano interessati a diventare la band più levigata della nuova scena britannica. Preferiscono lasciare che una chitarra graffi, che una voce mostri il fiato e che una canzone dia l’impressione di poter deragliare da un momento all’altro. È proprio questa instabilità controllata a rendere It Goes On, il loro album d’esordio, uno dei debutti più vivi del 2026.
Pubblicato il 21 agosto da Island Records, il disco dura poco più di trentacinque minuti e raccoglie undici brani. È compatto, rapido e sorprendentemente aperto: indie rock, folk, slacker rock, jangle pop e un riflesso di Americana si mescolano senza trasformarsi in un esercizio di stile. La band ha definito questa combinazione Britainicana, un’etichetta nata con ironia ma diventata inevitabilmente parte della sua identità.
Da una stanza di Manchester a Glastonbury
La storia comincia nel 2023 a Manchester. Reuben Haycocks e Jimmy Bradbury alle chitarre e alle voci, Aoife Anson O’Connell al basso e alla voce, Paddy Murphy alla batteria. Prima di trovare una forma propria, il gruppo parte da cover di Hank Williams e Bob Dylan suonate nella camera di Murphy. Il riferimento americano resta, ma viene presto attraversato dall’urgenza dell’indie britannico e dall’energia disordinata della sala prove.
Nel 2025 arriva la svolta: Westside Cowboy vincono l’Emerging Talent Competition di Glastonbury, conquistando un posto sul palco Woodsies e un premio per lo sviluppo artistico della PRS Foundation. Seguono l’EP This Better Be Something Great, il tour con i Geese e il passaggio a una major. Nel gennaio 2026 il secondo EP, So Much Country ‘Till We Get There, amplia ulteriormente il loro lessico musicale.

Westside Cowboy nella sala prove, dove folk, skiffle e rumore elettrico hanno iniziato a convivere. Foto di Joe Moss.
It Goes On suona come una band nella stessa stanza
Prodotto da Loren Humphrey e registrato in gran parte ai Greenmount Studios di Leeds, It Goes On conserva la struttura essenziale del gruppo: due chitarre, basso, batteria e voci condivise. Non cerca una perfezione digitale, ma la sensazione fisica di quattro persone che reagiscono l’una all’altra. Le armonie sembrano incontrarsi per caso, mentre la sezione ritmica spinge i brani in avanti con una tensione quasi punk.
Kick Stones (The Boys) e Pin Up Boys mostrano il lato più immediato e rumoroso. Dobro costruisce invece una progressione più obliqua, sostenuta dalla voce di Bradbury e dalle armonie di Anson O’Connell. Worried Age lascia emergere l’ansia di una generazione cresciuta tra crisi ambientale, pressione digitale e futuro incerto, mentre Patchwork rallenta il passo e scopre una vulnerabilità meno schermata dal volume.
I riferimenti evocano The Feelies, Velvet Underground, Parquet Courts e Courtney Barnett, ma il risultato non vive di semplice nostalgia. Westside Cowboy usano un vocabolario familiare per rimettere al centro il suono di una band: collettivo, imperfetto e impossibile da separare del tutto dalla dimensione live.

Westside Cowboy nel press shot legato a Dobro e a It Goes On. Foto di Clementine Schneidermann.
Contro la musica senza attrito
Il loro rapporto con la tecnologia è parte del racconto. Il quartetto non rifiuta il presente, ma prova a sottrarsi alla paralisi delle possibilità infinite: meno schermi, meno correzioni, meno tempo passato a perfezionare ciò che dovrebbe restare istintivo. È una scelta estetica prima ancora che nostalgica.
Questa attitudine si riflette anche nel modo in cui i quattro condividono la scrittura e le voci. Nessun frontman unico, nessuna gerarchia troppo evidente. Persino la loro idea di successo conserva qualcosa di laterale: dopo Glastonbury, Later… with Jools Holland e i grandi tour, continuano a presentarsi come una band nata tra amici, più interessata alla connessione che alla posa.
It Goes On funziona perché non nasconde le cuciture. In un momento in cui gran parte della musica indipendente rischia di sembrare già pronta per l’algoritmo, Westside Cowboy scelgono l’attrito, l’errore e la presenza. Non stanno reinventando il rock, ma ricordano quanto possa essere potente quando torna a sembrare umano.
Formazione
- Reuben Haycocks: voce e chitarra
- Jimmy Bradbury: voce e chitarra
- Aoife Anson O’Connell: voce e basso
- Paddy Murphy: batteria