Un MINI tour ad Imola

5 lug ’17 at 3:48 pm  •  0 Comments  •  37 views

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Se alle ferie mancano ancora tanti, troppi giorni, la soluzione è solo una: la gita fuori-porta. Che poi siamo fortunati noi, noi italiani, che con due ore di macchina il nostro Paese cambia completamente panorami e morfologia.

E allora sapete dove sono andata con Lucia del Pasqua? Ad Imola. Ad Imola?? Vi chiederete… sì, due giorni di gita enogastronomica in una città che ha molto da raccontare di sé.

Ma partiamo dall’inizio. Eravamo a Firenze, durante Pitti Immagine, siamo montate su una MINI Countryman nuova di zecca e ci siamo avviate sugli Appennini. Un percorso piacevole e rilassato, su una macchina che, in pratica, si guida da sola. Dove non arrivava la nostra competenza di donne al volante arrivava lei. Una macchina che colmava le nostre lacune. Uno spasso. Noi ci siamo preoccupate solo di goderci il panorama e raccontarci i gossip più divertenti.
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Dopo un paio di ore eravamo ad Imola, un città che è famosa per l’autodromo ma che ha molto molto di più da dare. Tipo l’ospitalità della sua gente. Gli imolesi sono dei riminesi senza mare, con lo stesso spirito conviviale e gentile. Ospitali come una famiglia.

Abbiamo alloggiato al C21, che non è un hotel, non è un B&B, non è un relais, non è una casa-famiglia. E’ tutto questo insieme, condito da una dose di tecnologia e domotica inserito in un’ambiente così familiare e caloroso da sentirsi a casa. Ci siamo sentite coccolate dai proprietari del C21 come fossimo care amiche di una vita.

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E quindi, noi, ci siamo affidate alle loro mani per l’organizzazione del nostro tour, che è iniziato con un invito a cena presso casa di una coppia di loro amici, sulle colline.

Qui abbiamo conosciuto lo chef Lucio Pompili che ci ha mostrato come fare una grigliata sopraffina con un barbecue di design dove la fiamma non tocca mai il cibo, Ofyr, che più che un bbq sembra una scultura. Tra le chiacchiere, il vino e il buon cibo abbiamo trascorso una serata veramente piacevole, che si è conclusa con l’augurio, da parte dello chef, di sposarci e fare tanti figli, che a mio avviso esplica perfettamente la mentalità romagnola, per la quale la famiglia è un valore irrinunciabile. Sì chef!

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(pic: Lucia Del Pasqua)

Imola è ricca di colline verdeggianti, di storia e di botteghe storiche. Senza accorgertene calpesti pezzi di storia romana, ti giri e ti trovi dinnanzi a palazzi medioevali o a fortezze rinascimentali, qui tutti si salutano, si riconoscono. C’è una farmacia storica con una boiserie in legno massiccio con tutte le urne per le erbe officinali, un librone scritto in italico che ti spiega a cosa servano, per quali malanni. C’è un falegname che lavora dentro ad una chiesa sconsacrata, i trucioli di segatura arrivano fino alla strada. C’è una piazza grande dove i bambini giocano rincorrendosi e le macchine non passano. C’è un caffè anni ’20 di una bellezza disarmante, ci sono dei graffiti dei personaggi storici della città che raccontano per immagini i loro pensieri.

C’è un ristorante da guida Michelin, il San Domenico, dove abbiamo mangiato divinamente, incluso il loro piatto più famoso, “Uovo in raviolo”, per il quale ho capito che potrei uccidere.

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Il problema è che abbiamo mangiato tanto oltre che bene. Ed ormai era il tempo di ripartire, con quella sonnolenza post pranzo luculliano, rimontare sulla nostra MINI Countryman e tornare a casa, avete presente la fatica? Per fortuna che, come già detto, si guida da sola!

P.S. Al prossimo che sento dire che ad Imola c’è solo l’autodromo gli tiro un pugno nell’occhio, che evidentemente gli serve a poco.

 

Giorgia

About Giorgia

Armadi che non bastano più, pensieri che non si fermano mai. Lavora come web editor e digital specialist per brand di moda, beauty e design, le piace un casino ma che fatica star dietro a tutto.

 

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