MUMM CODE | Luca Larenza
Tags: Davide Valentino, Giuseppe Migliaccio, Interview, luca larenza, Made in italy, Moda, mumm code
L’uomo per sua natura è portato alla continua ricerca, sia essa personale o materiale non importa purché sia un viaggio interminabile verso una determinata meta. Quest’oggi vi presentiamo un giovane designer italiano il cui viaggio ci ha appassionato fin da subito e di cui vorremmo tanto esserne i co-piloti. Ecco a voi Luca Larenza:
Cosa vuol dire essere designer oggi?
Dal mio punto di vista di autodidatta credo che la figura del designer di oggi sia più complessa rispetto a quella di una volta; i costumi, le abitudini, e le mode che cambiano in continuazione grazie all’entrata nel mercato dei grossi retailers rendono il lavoro di un creativo più difficile. Considero la figura dello stilista immerso tra mille fogli e bozzetti come un qualcosa di romantico e un po’ lontano dai giorni nostri, o comunque qualcosa di prettamente “scolastico”. In una società che cambia così velocemente e con tanti stimoli provenienti dall’esterno la cosa più difficile è trasmettere una forte identità restando credibili agli occhi del pubblico e degli addetti ai lavori. Oggi il designer oltre ad essere molto esperto nel prodotto, deve essere un grande comunicatore, un visionario che allo stesso tempo sappia essere manager di se stesso e possa interpretare le esigenze del mercato a cui fa riferimento. Per questo quando mi chiedono cosa faccio, non amo dire che sono uno stilista o un designer, il mio percorso artistico mi ha portato fino a qui, ma credo che entrambe le definizioni siano effettivamente una limitazione di tutta la attività che svolgo.
Nelle tue collezioni traspare un forte senso di legame alle tradizioni, sbaglio?
Assolutamente no. Ciò è avvenuto naturalmente: nella cultura del sud Italia come si sa, le tradizioni e l’artigianalità sono valori che si tramandano di generazione in generazione, ma non solo nel campo della moda, anche nella cucina, nell’architettura, in ogni cosa che ci circonda troviamo dei forti legami con il passato.
Vivere in un paese come il nostro, crescere a stretto contatto con l’arte, vedere le persone anziane che per andare in campagna indossano la “coppola” e la giacca, fa maturare una sensibilità particolare, un estro, che poi viene fuori con il tempo, ma in realtà è un processo che è dentro di noi da sempre, siamo immersi nell’arte da quando siamo nati. Questa creatività è ciò che ha reso noi italiani grandi nel mondo e ciò su cui dobbiamo puntare in un momento difficile come questo.

In una dimensione come quella attuale il duro lavoro paga visto la tua prossima partecipazione al WHITE come talent scelto appositamente, ci racconti com’è andata e le tue sensazioni?
Nell’anno che sta per concludersi sono cambiate molte cose a livello professionale.
I sacrifici e il costante lavoro di ricerca del mio team creativo formato da Davide Valentino e dal fotografo Giuseppe Migliaccio hanno iniziato a dare i loro frutti.
Il prodotto, stilisticamente e qualitativamente molto alto, abbinato al tipo di comunicazione “emozionale” che abbiamo scelto di adottare, ha colpito gli addetti ai lavori. E’ così che a novembre dell’anno scorso ha avuto inizio la partnership commerciale con il rinomato showroom milanese “Spazio 38”. Oggi il marchio Luca Larenza è rappresentato al fianco di maisons storiche del calibro di Givenchy e di designers come Kriss Van Assche o Giuliano Fujiwara. A giugno è stata la volta di “Who’s On Next”. Siamo stati selezionati tra i finalisti del celebre concorso internazionale per la ricerca di nuovi talenti del menswear, patrocinato da Pitti Immagine, Uomo Vogue e Altaroma. A pochi giorni fa risale l’ultima splendida notizia: mi ha telefonato la direttrice generale del White per comunicarmi di essere stato scelto tra gli ospiti del salone che presenteranno nell’area dell’ Ex Ansaldo, davanti a stampa e top buyers, le collezioni per l’autunno/inverno 2012/13. Che dire… le emozioni sono davvero tante e in esse trovo la carica per affrontare un periodo così delicato, soprattutto per quelle realtà che, come noi, stanno nascendo adesso.
Cosa rappresenta per te lo stile?
Lo stile per me è sinonimo di equilibrio, senso dell’estetica e della forma. Ha sempre a che fare con la personalità; penso che un uomo possa avere stile anche indossando una t shirt bianca e un paio di jeans; è come l’eleganza: una questione di attitudine.

Il tuo essere sartoriale nel creare i tuoi prodotti come si traduce poi nella tua vita?
Eheh! Questa è una domanda a cui non avrei mai pensato…beh cerco di avere una vita equilibrata anche se ammetto che nel nostro mondo a volte è difficile. Sono amante di tutto ciò che è bello, dei viaggi e dell’arte, in qualsiasi forma essa venga manifestata. Ogni tanto sento il bisogno di fuggire dalla metropoli e di scendere giù al sud per staccare un po’ la spina da questo caos, per trascorrere del tempo con la mia famiglia e con gli amici che mi conoscono da sempre. E’ lì che colgo sempre l’occasione per andare a trovare il mio vecchio sarto con cui, forti della sua esperienza, ci divertiamo a creare dei nuovi prototipi che poi verranno inseriti nelle collezioni. Effettivamente è da un po’ che mi sono reso conto che non smetto mai di lavorare, anche se non me ne accorgo, ma in fondo non è poi così male!
Non avessi fatto il designer cosa ti sarebbe piaciuto essere?
Un venditore di sogni, un pubblicitario, o un avvocato.
Come si configura la tua giornata tipo?
Trascorro gran parte del mio tempo al telefono con agenti e fornitori, soprattutto nei periodi che precedono la campagna vendite, parlo con Davide tutti i giorni e ci vediamo spesso per confrontare le nostre idee. Amo passeggiare, guardare cosa indossa la gente, le vetrine dei negozi, e vado a dormire tardi; la notte mi aiuta moltissimo nel processo creativo.

Cosa consiglieresti a chi si affaccia a questo mondo?
In un momento del genere a chi vuole affacciarsi a questo mondo suggerisco una forte dose di incoscienza, e un buon mix di senso pratico e follia.
Una domanda che vorresti porti e che non abbia una risposta
In quante nuove boutiques saremo presenti il prossimo autunno??
About Gabriele
29enne ma ne dimostra molti di più, fonda BoBos per come lo conoscete adesso nel 2008 e da allora non smette un secondo nel voler conoscere ed apprendere dalle persone. Affascinato fin da piccolo dalle cose, tanto da distruggere tutti i regali che riceveva per comprendere come fossero fatti, cerca attraverso questo blog di soddisfare la sua curiosità.
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