Sottilevanzoomeren
Tags: Daliah Giacoma Sottile, Lightshoes, Sottilevanzoomeren, Wendy van Zoomeren
Lo so, il nome è lungo e il tempo è sempre troppo poco. Ma bisogna che impariamo una cosa: la qualità richiede tempo. Non c’è via di scampo. Altrimenti va bene, adeguiamoci a oggetti meno duraturi, forse anche meno belli, che nascono dal mercato piuttosto che dalle storie e dalle persone che le vivono. E non da una produzione umana, fatta di persone che lavorano insieme, in una stanza, raccontandosi dei propri figli, dei propri problemi e delle gioie, pezzo dopo pezzo, lo confezionano e ve lo fanno arrivare a casa.
Oggi appunto ho voglia di prendermi un po’ di tempo ed è per questo che ho deciso di scegliere un brand con un nome lungo e un po’ faticoso: Sottilevanzoomeren. Che poi, non sarebbe altro che Sottile più van Zoomeren. E mai come in questo caso mi viene da dire: una le pensa e (l’altra) cento ne fa. Magari con calma e l’aiuto di cinque donne. Made in Italy (a partire dalla selezione dei tessuti) e fatte a mano e su misura, sono lightshoes che fin dalla loro storia, e dal processo produttivo che le contraddistingue, vi accorgerete appartenere a un modo di intendere l’abbigliamento che non appartiene ai giorni nostri.
Non mi credete? Guardate come vi arriveranno a casa. E nella breve attesa che vi arrivino, leggete qui l’origine e la creazione.

About Sebastiano
Dato che in passato ho già fatto delle schede autobiografiche, e me le hanno rubate per scriverci film, romanzi, graphic novel, canzoni d’amore e quant’altro, mi accingo, seguendo il proverbiale “impara dai tuoi errori", a non scrivere nulla di me, ma a completare questo spazio con informazioni personali non veritiere. Eccole.



