Robi | Intervista a Tomotaka Takahashi

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Non c’è generazione che non abbia sognato di possedere un robot, che fosse gigantentesco, tipo Daitarn3 (120 metri), o a fattezze umane, Astroboy (152cm), non importa, la nostra fantasia sta pian piano trasformandosi in realtà. Tomotaka Takahashi può essere considerato uno dei pionieiri della robotica moderna, è professore associato al centro ricerche e tecnologie avanzate dell’università di Tokyo. Ha studiato sociologia e ingegneria e Popular science magazine lo ha segnalato tra gli uomini che cambieranno il futuro. Abbiamo avuto l’onore di scambiare con lui alcune domande sulla sua ultima creazione realizzata in collaborazione con DeAgostini: ROBI.

1) Come nasce Robi?
Nasce dalla mia ricerca di un partner ideale per espandere e penetrare il mercato di massa, Il team di DeAgostini Japan stava a sua volta cercano un nuovo, innovativo e unico robot da vendere sin da quando avevano già venduto 4 tipologie di robot nel mercato giapponese.

2) Dove ci poterà la Robotica?
L’umanità sarà la chiave.

3) Quanto Astroboy (鉄腕アトム) ed i robot giapponesi, in generale, l’hanno influenzata?
Si, sono stato fortemente influenzato da Astroboy in termini di concept, design, e altre cose. Mi ha dato l’ispirazione di creare robot.

4) Perché secondo lei il giappone é la terra per eccellenza dei robot?
Il Giappone è la terra con una cultura pop unica e tecnologica. I Robot sono la fusione di quelle culture e tecnologie.

5) Cosa consiglierebbe a chi volesse approcciarsi al mondo della robotica.
La cosa più importante è di essere coinvolti nella robotica in una fase precoce. Per esempio, se i miei genitori mi avessero comprato un un computer 20 o 30 anni fa, magari farei un’altra professione. Bisogna iniziare ad essere coinvolti nella robotica prima che l’industria maturi.

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