ZETA: nove vite per conquistare la galassia

Captain Flint guida l’universo crossmediale di Matteo Pont tra fumetto, animazione e gioco

2

Un gatto pirata attraversa lo spazio alla ricerca di avventura, libertà e forse di una seconda possibilità. È il Capitano Flint, cuore felino di ZETA: A Space Cosmic Opera, progetto italiano che usa il fumetto come punto di partenza per costruire una galassia più ampia. Dietro l’immaginario di astronavi, città verticali e animali antropomorfi c’è infatti una storia personale: quella del creatore Matteo Pont e del suo gatto, trasformata in un racconto di scoperta, crescita e redenzione.

ZETA nasce a Torino come esperienza narrativa crossmediale. La carta resta il suo centro gravitazionale, ma il progetto si allarga verso animazione, gioco di carte collezionabili e ambientazioni per il gioco di ruolo. Più che una singola opera, è un mondo progettato per essere attraversato attraverso linguaggi diversi, mantenendo riconoscibili personaggi, luoghi e atmosfera.

Una galassia costruita a più mani

L’elemento più interessante di ZETA è la sua natura collettiva. Pont firma l’idea e la direzione del progetto, coinvolgendo autori e illustratori provenienti da esperienze editoriali differenti. Tra i nomi indicati dal progetto compaiono AlbHey Longo, Er Burasca, Nova, Santa Matita, Lonnie & Bosko, Alessio Zonno, Lorenzo Colangeli, Francesco Mazziotta e Alessandro La Monica.

Il volume annunciato affida le nove vite del Capitano Flint a nove artisti. Una storia principale definisce la rotta, mentre otto incursioni visive aprono finestre sul passato del protagonista. Il cambio di segno non spezza la narrazione: diventa un dispositivo per moltiplicare i punti di vista, suggerire ricordi e lasciare indizi. Ogni autore interpreta un frammento della leggenda, mentre l’identità complessiva resta ancorata a un universo cromatico denso, cinematografico e dichiaratamente pop.

Personaggi e atmosfere della galassia di ZETA. Artwork courtesy Zeta Galaxy.

Flint, un antieroe con nove vite

Flint appartiene alla tradizione degli antieroi avventurosi: capitano, fuorilegge e figura quasi mitologica, porta sul corpo e nel carattere i segni di una vita movimentata. La scelta di far recitare gli esseri umani ad animali, come recita il manifesto del progetto, non serve soltanto a creare un’estetica accattivante. Consente di spostare lo sguardo sui comportamenti, sui desideri e sulle contraddizioni dei personaggi, rendendoli familiari proprio mentre appaiono lontani.

La sua nave, la S.S. Serenade, e la metropoli di Slag City definiscono un immaginario in cui la fantascienza incontra il racconto piratesco. Neon, lamiere, mercati, reliquie e tecnologia convivono in scenari che sembrano pensati per continuare oltre la tavola illustrata. È qui che la struttura crossmediale trova una motivazione reale: non un semplice adattamento dello stesso contenuto, ma la possibilità di esplorare aree diverse dello stesso mondo.

Dal crowdfunding alla produzione

Il pubblico ha già risposto con decisione. La campagna Kickstarter, conclusa il 17 ottobre 2025, ha raccolto 16.272 euro da 374 sostenitori a fronte di un obiettivo di 3.500 euro. Il risultato, superiore di oltre quattro volte al traguardo iniziale, ha confermato l’interesse per un progetto indipendente capace di presentarsi con un’identità visiva compiuta prima ancora dell’uscita.

Il libro è previsto come volume di 120 pagine, con edizioni softcover e hardcover. La proposta legata al crowdfunding ha incluso anche stampe, set di carte, sketchbook dedicati al dietro le quinte, opere originali e una scultura di Flint. Oggetti diversi, ma coerenti con un progetto che considera il worldbuilding una pratica materiale: l’universo narrativo non si limita a essere letto, può essere collezionato, giocato e osservato da vicino.

Character study per l’universo di ZETA. Artwork courtesy Zeta Galaxy.

Un progetto umano, anche nello spazio

ZETA si presenta come un’opera realizzata da esseri umani per esseri umani. In un momento in cui la produzione visiva tende spesso all’uniformità, la scelta di affidare le vite di Flint a mani e stili riconoscibili assume un valore preciso. Le differenze restano visibili e diventano parte del racconto.

È forse questo il tratto che rende il progetto più promettente: la galassia non appare come una vetrina chiusa, ma come un sistema aperto alla collaborazione. Il Capitano Flint può così continuare a consumare le proprie nove vite tra tavole, animazioni e partite, senza perdere il motivo originario del viaggio. Sotto la corazza del pirata spaziale resta la storia intima di un animale e della sua ostinata volontà di vivere.

La scultura del Capitano Flint sviluppata per il progetto”. Credits: courtesy Zeta Galaxy.30

SUBSCRIBE
Unisciti alla nostra mailinglist, sai che vuoi farlo.