Travel notes: Nella giungla, Ranakpur e Khumbalgarh

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Prendo una stanza sulla via principale di Kalwara, un piccolo paesino nella campagna rajasthana. Il forte di Khumbalgarh dista 7 o 8 km, arrampicato su un’altura; comincio a camminare in salita senza incontrare anima viva fin quando non arrivo ad un lago dove giace un pedalò cigno alla deriva poco dopo incrocio un vecchio vestito di bianco che a gesti mi spiega che il forte è ancora piuttosto lontano.
Dopo molto camminare inizio a pensare che forse avrei dovuto prendere un taxi-jeep. E se una tigre, cosa tra l’altro non probabile ma possibile da queste parti, spuntasse all’improvviso dai cespugli? Proprio mentre la mia testa si affolla di paranoie con predatori affamati e minacciosi, spunta un autobus, si ferma e mi da un passaggio fino ad un bivio. Da qui altri 3 km. / I take a room on the main road of Kalwara, a little town in the fields of Rajastan. Khumbalgarh is 7-8km away, up on an hill. I start walking and on my way I meet nobody but a swan-boat, lost in the middle of a lake, and an old man dressed in white that tells me, with gestures, that my destination is still very far away.
After more walking I start thinking that maybe it was better to take a shared taxi; what if a tiger, possible even if not probable, comes out from the bunches? And while my head is fullfilling with paranoias, a bus comes, it picks me up and it gives me a lift until a crossroad. From there there are another 3 km.

A Khumbalgarh i cartelli dicono ci sia la seconda muraglia più lunga del mondo. Non so se sia vero o meno ma il posto è spettacolare e, almeno quando lo visitai io, poco frequentato.
Oltre al forte, dove i piccioni regnano sovrani e si nascondono negli antri dai quali il loro tubare assume un eco inquietante, ci sono vari templi sparsi sulla collina. Per arrivare ad alcuni di essi si deve attraversare un paesino e tante mucche. Tra tutti due mi hanno lasciato senza fiato. Il primo al cui interno si trovava una statua di un serpente, era buio e dal soffitto di pietra gocciolava acqua e due piccioni ai lati del rettile a fare da guardia. Il secondo erano delle rovine ma ciò che rimaneva era pieno di vita, statue danzanti, animate. / At Khumbalgarh the signs say that there is the second longest wall of the world; I don’t know whether that is true or not but the place is just amazing and- at least when I visited it- not in the main tourist routes. Apart from the fort- where pigeons are landlords and where their screaming echoe all over the place- there are many temples distributed on the hill. There are not proper indications Nd to reach some of them i have to cross a village and many cows. Two of these buildings leave me astonished. The first one has a statue of a Snake inside and on the corners two pigeons are the bodyguards of the reptile.It is dark and water pours from the rock ceiling. The second one is a series of ruins but what is left is so full of life and the statues look like they are really dancing.

Al mattino seguente facendo colazione ho visto stormi di pappagalli verdi posarsi sui tetti piatte delle case e fare un gran baccano. Cerco l’autobus diretto a Ranakpur ma un sarto, che ha bottega vicino alla fermata, mi dice che ci sarà da aspettare per lo meno un’ora. Mi siedo ad aspettare e l’anziana madre del sarto si avvicina; Rukmini, si chiama, mi prende in simpatia -ed io lei- e comunichiamo in quello strano linguaggio di segni e sorrisi, mi fa vedere le foto di quando era giovane e poi mi porta in casa per mostrarmi il suo altare personale e mi regala un santino di Krishna ( lo stesso che poi vedrò a Dwarka). Infine l’autobus arriva e a malincuore saluto la bellissima nonna e me ne vado con un biglietto con il suo indirizzo scritto sopra. / The morning after, while having breakfast, I see many green parrots laying on the flat roofs of the houses making much noise, I look for a bus to Ranakpur and a tailor, that has the shop near the bus stand, tells me I’ll have to wait probably more than an hour. I sit down and the old mother of the tailor comes near to me; her name is Rukmini and in the weird language made of smiles and gestures she shows me pictures of when she was young and she takes me inside her house and shows me her personal shrine. She present me a Krishna (the same Krishna I’ll see in Dwarka). Finally my bus arrives and i have to say goodbye to the beautiful lady and I take with my a piece of paper with her address.

Ranakpur è un complesso di templi jainisti. Accade che proprio nei giorni in cui mi reco io è in atto un pellegrinaggio che ha portato fedeli da tutta l’India a riunirsi qui dopo giorni di cammino.
Vagabondando tra i templi -quello maggiore ha una serie di pilastri imponenti ed uno storto perché, mi spiegano, la perfezione è solo opera di Dio- faccio la conoscenza dei giovani preti che, tra un chai e l’altro, mi raccontano di come abbiano passato tutta la loro vita in quel posto e di come il loro matrimonio sarà combinato dalle famiglie con delle bellissime ragazze bramine. Verso tardo pomeriggio faccio amicizia con una famiglia di pellegrini -scoprirò in seguito che sono anche gli organizzatori dell’evento- e ceno con loro e poi vengo portata al cospetto dei Saggi, vestiti di bianco e assolutamente riveriti da tutti. Uno di loro è molto giovane, rubicondo e mentre siamo seduti a chiacchierare, apre un pacchetto di biscotti e per poco non rischia di essere attaccato da una scimmia.
Le scimmie indiane non scherzano. Fanno rissa con i cani -e vincono sempre-, rubano, bevono alcool e fumano sigarette. / Ranakpur is a complex of Jain temples. It happens that the same weekend I’m there, there is also a big festival that brought many pilgrims from all over India.
Wondering around the temples- the biggest one has a series of huge colums and one of them is not straight because, the legend says, perfection belongs only to God-, I met the young priests that tell me about their lifes there and how they will get combined marriage with beautiful brahmin girls.
Around late afternoon I met a family of pilgrims ( that, I’ll later discover, are also the organizers of the event), I have dinner with them and they introduce me to the Holy people, all dressed in white. One of them is very young and a bit chubby and while we are there sitting and chatting he almost get attacked by a monkey that wanted to steal his cookies.

Passo la notte in un alberghetto vicino ai templi e al mattino dopo incontro una bambina del Karnataka con un inglese perfetto, molto sveglia e chiacchierona e passiamo qualche ora, quelle che mi separano dal prossimo autobus, a parlare di quanto le piacciano i vestiti occidentali e dei suoi film preferiti – tra tutti un film hindi intitolato “Oh my God”, molto bello!. L’autobus mi riporta ad Udaipur, poi in stazione dove mi aspetta un lungo viaggio fino ad Ahmedabad e poi, subito dopo, un altro treno fino a Dwarka. Appoggio lo zaino e, mentre il mezzo comincia a prendere velocità, guardo fuori dal finestrino.
è notte ed il cielo è pieno di stelle. / I spend the night in a little hotel near the temples and in the morning I meet a little girl from Karnataka (South India), with a very good efnglis and much curiosity. We spend some hours together talking about her favourite movie (“Oh my God” very good hindi movie) and about how much sche likes western clothes. A bus takes me back to Udaipur. I go to the train station and I take a night train to Ahmedabad and from there another one to Dwarka.
I put my backpack down and, while the train slowly starts to move, I look out of the window.
It is dark and the sky is full of starts.

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